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Spazi

Nel mio spazio interiore la memoria e la storia sono fondamentali per capire il mondo, per sapere dove andare, per creare qualcosa di nuovo.

Vivo l’Architettura in modo viscerale e non intellettuale, dove lo spazio è emozionale e sostenibile.

La mia Architettura è spazio puro e non decoro.
Percepisco l’Architettura come interazione, come espressione che sa andare oltre la scontata ripetizione dei clichès, del rispetto della città, del tessuto urbano, del buon costruire, che sia espressione del vero valore dell’Architettura.

L’Architetto deve progettare per il presente con la consapevolezza del passato e l’emozione per il futuro.
Molto spesso l’ Architettura o meglio la “ non Architettura” è il regno del genere neutro, privo di opinione… e quindi di valore.
L’ Architettura è “confronto”.
L’intelletto umano prende una posizione.

L’emozione viene prima della forma.
Lo sforzo progettuale va espresso attraverso la capacità di emozionare, di vivere con la consapevolezza che siamo parte di un evento cosmico grandioso.

L’ Architettura come arte del comunicare: lo spazio espressivo non è muto, comunica, magari disturba, ma esprime.
L’ Architettura neutrale non è Architettura perché non è emozione anche in contesti ambientali di pregio.
L’architettura è “prodigio” e deve avere un come linguaggio privo di regole pragmatiche.

Architettura come atto politico: vivo l’Architettura come esperienza imprescindibile dall’improbabile, come amore nella convinzione che ogni cosa costruita dagli uomini può essere migliorata.
Credo nel futuro e nell’Architettura come spazio sociale.

“Architettura come sentire catartico che il futuro può essere migliore”.